mercoledì 4 aprile 2007
lunedì 2 aprile 2007
Il Battesimo

…….Il Battesimo, ha diverse interpretazioni, e alcune di queste interpretazioni sono spesso ingenue e a volte istintive.
Nel Battesimo l’alunno gioca con il Maestro, e il Maestro lo atterra durante il gioco. Nella normale spiegazione si dice che viene fatto questo perché l’alunno senta la superiorità del suo Maestro e lo riconosca come tale. L’alunno riceve un nome o soprannome dal Maestro, e con questo nome si chiamerà di qui in avanti, perché così come la Capoeira era un’attività clandestina, anche i membri di una Roda scelgono un soprannome per non essere riconosciuti nella vita normale.
L’Iniziazione nella Rueda de Sol interpreta questo simbolismo nel seguente modo:
noi in genere lo chiamiamo battesimo, per quello della tradizione brasiliana, però realmente lo chiamiamo INIZIAZIONE, Iniziazione alla Capoeira, Iniziazione alla Roda, nel nostro caso, alla Rueda de Sol; è una Cerimonia di Iniziazione.
Nella Cerimonia come già sappiamo, il Maestro atterra l’alunno, non per dimostrare la sua superiorità, ma perché sia ben stabilito il simbolismo che quando il Maestro lo atterra lo uccide, perché dopo l’alunno rinasca con una nuova attitudine, con una nuova coscienza di cambiamento, per essere migliore. Per questo sceglie un altro nome, un nuovo nome che lo stimoli a qualcosa di superiore, a una crescita, a uno sviluppo, a qualcosa di migliore.
E’ per questo che una persona si decide ad iniziare un’attività di questo tipo, perché in qualche modo lo ha pensato, e vuole avere qualcosa nella sua vita che lo faccia cambiare, migliorare. Per questo, in modo cosciente o incosciente, fa il suo ingresso in un gruppo come il nostro.
Questo è, nella Cerimonia di Iniziazione. L’alunno gioca con il Maestro, il Maestro lo atterra, e quando si alza dice il suo nuovo nome e inizierà un cambio di attitudine nella vita.
Un abbraccio
Ruben
Hanno detto...
Importata dal Brasile, la disciplina sportiva a metà tra arte marziale e danza sta conquistando un numero sempre maggiore di giovani. Anche in Italia
Danzano, cantano e "combattono"
tra i giovani trionfa la Capoeira
di FEDERICA FORTE
Danzano, cantano e "combattono"
tra i giovani trionfa la Capoeira "
Un momento dell'allenamen
ROMA - Tutti in cerchio, vestiti di bianco. Suonano e cantano, accompagnano i due sfidanti che si affrontano nella "roda". Ha inizio un combattimento fatto di movimenti studiati che si trasformano in gesti armoniosi, seguendo il ritmo della musica, le urla della folla che partecipa, incita, si diverte. È la Capoeira, disciplina importata dal Brasile, a metà tra arte marziale e danza, che sta conquistando un numero sempre maggiore di giovani in tutta Europa.
A cominciare dall'Italia, dove le scuole dedicate allo sport brasiliano si moltiplicano e diventano affollati i corsi per capoeiristi nei centri sportivi universitari. Anche i pubblicitari la utilizzano per promuovere modelli di scarpe (la Capoeira, però, si fa a piedi nudi); a partire dalla primavera, inoltre, si susseguono i "batizados", ossia i "battesimi" dei nuovi arrivati, ai quali viene consegnata una "corda" (simile alla cintura di karate) a seconda del grado di abilità e di esperienza. Ce n'è uno quasi ogni fine settimana in diverse zone della penisola: l'ultimo, organizzato pochi giorni fa a Roma dal gruppo Soluna, ha messo insieme oltre 200 persone da Italia, Olanda, Gran Bretagna, Brasile. E ogni volta è sempre una festa.
Forse è ancora troppo presto per capire se il fenomeno Capoeira sia solo l'ennesima moda - sportiva o culturale - d'importazione, ma ciò che incuriosisce è il picco di popolarità di una disciplina in cui l'elemento competitivo, predominante in ogni attività agonistica, anche di squadra, è parcellizzato, ridotto al minimo. Il che la renderebbe, per sua natura, lontana dal modo occidentale di vivere lo sport.
Nella lotta-danza brasiliana, infatti, non sempre c'è un vincitore: la sfida si trasforma in gioco, il combattimento in danza, l'offesa in scherzo. Tra un attacco e una difesa, un'acrobazia e una "ginga" (il movimento di base), non resta molto spazio ai colpi violenti, anzi, spesso ci si sfiora soltanto. I compagni più bravi sono ammirati e non invidiati, l'allenamento conta, ma solo per se stessi.
"E poi c'è rispetto per tutti i membri del gruppo, dal principiante all'istruttore", racconta Pietro, milanese, ultimo arrivato e già folgorato dalla disciplina. "Il bello della Capoeira è che non ci si annoia mai: c'è sempre tanto da imparare, si deve saper fare tutto, dai canti ai movimenti, fino all'uso degli strumenti tradizionali, come il 'berimbau' o il 'caxixi', con i quali si accompagna la lotta durante la roda", prosegue.
"Il combattimento, poi, sviluppa l'immaginazione, l'improvvisazione: allenarsi è faticoso ma diventa piacevole e stimolante". Quasi la ricerca di una tattica personale: del resto, spiega ancora Pietro, "la qualità per eccellenza del capoeirista è la 'malandragem', a metà tra scaltrezza e malizia, ossia l'arte di ingannare attraverso trucchi, finte, la capacità di anticipare i movimenti dell'avversario e di rispondergli con prontezza, creando una coreografia unica". Così si dimostra la propria superiorità, e alla fine ci si ritrova tutti insieme, di nuovo, in una danza - una sorta di samba - che è puro divertimento.
Che cosa ha la Capoeira, allora, che le altre discipline sportive non hanno? "La radice del suo successo, in Italia come nel mondo, risiede nell'allegria che questo sport straordinario è capace di trasmettere, nella sua dimensione corale", spiega il maestro Railson, brasiliano di Arraial d'Ajuda, paesino di pescatori nella regione di Bahia. Lì ha fondato la sua Accademia e il suo gruppo "Capoeira Sul da Bahia", poi '"importata" a Milano dal suo giovanissimo allievo Pedro.
Allegria, però, non vuol dire leggerezza: per molti brasiliani, anzi, la Capoeira è un vero e proprio stile di vita; uno sport e insieme un rituale, una filosofia: "L'allenamento richiede molta pazienza e la rigorosa disciplina interiore tipica delle arti marziali - continua Railson -. Ma allo stesso tempo la Capoeira è una danza, un gioco divertente. Che non è individuale - anche se il singolo è di volta in volta protagonista nella "roda" - ma necessita della presenza degli altri capoeiristi: dai più esperti si impara a combattere, mentre con gli altri si canta, si suona, si fa gruppo", prosegue il maestro. "Non c'è la pressione della competizione, non c'è una gara né un campionato. Ed è anche per questo che sempre più occidentali la apprezzano: con la Capoeira distendono la mente riattivando i muscoli, smettono di pensare all'imperativo della "vittoria" a tutti i costi; si può partecipare senza dover per forza combattere", sottolinea. "E poi è un'occasione per ritrovare quel senso di 'comunità' che sembra abbiate perso nella vostra frenesia di vivere".
(12 giugno 2006)
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Tabella delle Cinture
| | COLORE | GIORNI | NOTE MUSICALI | METALLO | PIANETA | VIRTU’ | …DEGENERA IN: |
| | ROSSO | MARTEDI’ | DO | FERRO | MARTE | FORZA (attività costruttiva) | Eccessi di collera e violenza, domina in tutta la furia bellica distruttiva |
| | ARANCIO | DOMENICA | RE | ORO | SOLE | CARITA’ (principio spirituale e incorruttibile della fede, della dignità, del coraggio, della nobiltà ed elevazione) | Orgoglio, nell’arroganza e nella vanità |
| | GIALLO | MERCOLEDI’ | MI | MERCURIO (lega) | MERCURIO | FEDE (saggezza, equilibrio, misura e costanza) | L’invidia |
| | VERDE | VENERDI’ | FA | RAME | VENERE | COSTANZA (emblematico dell’amore e di tutta la capacità creativa e fecondità produttiva) | Il vizio e particolarmente la lussuria |
| | BLU | SABATO | SOL | PIOMBO | SATURNO | PRUDENZA (condensazione in una sola cosa di austerità, severità, isolamento, pazienza, fermezza, prudenza e perseveranza) | Timore e preoccupazione, nell’ansia, nell’egoismo e nell’accidia |
| | INDACO | LUNEDI’ | LA | ARGENTO | LUNA | SPERANZA (l’illuminazione mistica) | Avidità e avarizia |
| | VIOLA | GIOVEDI’ | SI | STAGNO | GIOVE | GIUSTIZIA (benevolenza) | La cupidigia, il vizio della gola o ghiottoneria |
Nomi Tecniche
| NOME ITALIANO | NOME SPAGNOLO | NOME BRASILIANO |
| GINGA BASSO | GINGA ANGOLA | ESQUIVA BAIXA |
| DOPPIO | DOBLE | ?? |
| DOPPIO BASSO | DOBLE AL SUELO | ESQUIVA DE FRENTE |
| ALLONTANAMENTO | _ | ESQUIVA LATERAL |
| _ | _ | DESPLAÇAMENTO |
| COCORINHA | COCORINHA | COCORINHA |
| GIRO | GIRO | GIRO |
| GIRO BASSO | GIRO ABAJO | ROLÉ |
| RUOTA | RODADA | AU |
| ELICOTTERO | _ | AU GIRATORIA |
| SCORPIONE | ESCORPION | AU BATIDA |
| RUOTA CHE FA RAFFA A 45° CADENDO IN NEGATIVA | _ | AU CHIBATA |
| - | - | NEGATIVA |
| CALCIO FRONTALE | _ | PONTEIRA |
| CALCIO INTERNO | PATADA POR ADENTRO | MEIA LUA DE FRENTE |
| CALCIO ESTERNO | PATADA POR AFUERA | QUEIXADA |
| CALCIO CIRCOLARE | PATADA DE TROMPO | ARMADA |
| CALCIO SEMICIRCOLARE | PATADA SEMICIRCOLAR | ?? |
| DORIANA | DORIANA | MARTELO BAIXO |
| SECONDO CALCIO | SEGUNDA PATADA | MEIA LUA DE COMPASSO |
| - | - | MACACO |
| - | - | BENÇÃO |
| _ | PATADA DEL BURRO | CHAPA DE COSTAS |
| SPAZZATA AVANTI | ?? | RASTEIRA |
| - | - | CABEÇADA |
| - | - | MARTELO |
lunedì 26 marzo 2007
Cos'è la capoeira, un ballo??

Data di nascita: XIV secolo
Luogo: Brasile
Inventato da: Schiavi africani
Campioni: Nascimento Grande, Manduca da Praia, Mestre Bimba (Manuel do Reis Machado), Master Pastina (Vicente Ferriera Pastinha), Mestre Waldemar, Mestre Eziquiel
Gioco, lotta, danza, musica, rito: la capoeira è una delle più alte espressioni artistiche della cultura afro-brasiliana, oltre che essere una tra le più emozionanti. Nata come forma di difesa degli schiavi africani contro i portoghesi in Brasile e sviluppatasi come arte da strada, negli ultimi anni è diventata uno sport a tutti gli effetti.
Origini misteriose
Le origini della capoeira sono ancora oscure e controverse e costituiscono un affascinante argomento di studio per gli etnografi; storia, mito e folklore si intrecciano spesso senza distinzione. Si sa che i Mucupe, un’antica popolazione dell’Angola, avessero fra i loro riti di iniziazione quello dell’N’golo (o “danza delle zebre”, tuttora praticato), un combattimento tra uomini per aggiudicarsi una moglie. Un’altra teoria definisce la capoeira come una miscellanea di danze, musiche e lotte provenienti da diverse culture africane. I sostenitori dell’origine brasiliana associano invece la capoeira a una danza praticata dagli schiavi, il cui lo scopo era imitare i fieri movimenti della capueira spix, una specie di pernice.
Ma molto probabilmente la vera origine è duplice. Nel XVI secolo i portoghesi trasferirono di forza 4 milioni di africani da Congo, Angola, Mozambico e Guinea in Brasile, per sfruttarli come schiavi nelle piantagioni di caffè e zucchero. Nel corso degli anni alcuni gruppi riuscirono a scappare e a costituire delle comunità indipendenti. È in questo contesto che attorno al 1770 nacque il regno di Quilombo dos Palmares, il più inespugnabile villaggio di ex-schiavi: le truppe dei governatori portoghesi, numerose e armate di archibugi, venivano regolarmente scacciate dall’incredibile tecnica di combattimento a mani nude praticata dagli avversari, appunto la capoeira.
La leggenda vuole che a inventare i movimenti fosse il leader del villaggio, Zumbi, prendendo spunto da antiche arti africane. La parola “capoeira” è invece di sicura origine brasiliana: significava “erba alta” e indicava i terreni in cui si nascondevano gli schiavi.

Simbolo di libertà
Proprio a causa delle vittorie degli schiavi, l’arte della capoeira venne bandita dai coloni portoghesi. Divenne così il simbolo della libertà delle popolazioni ex-africane, che la praticavano di nascosto nelle piantagioni, introducendo la musica per mascherarla da danza. Negli anni la pratica si diffuse anche tra le guardie del corpo dei potenti e tra i peggiori criminali delle città brasiliane. Nella seconda metà dell’Ottocento il governo ingaggiò un gruppo di capoeiristi per contrastare le milizie dei paesi vicini che minacciavano le coste brasiliane: i loro successi ebbero eco in tutto il paese, che li proclamò eroi, fino all’abolizione della schiavitù nel 1888.
La capoeira, sempre più diffusa anche nelle città, rimase però al bando, ammantata da un’aura di criminalità e morte. Le forze dell’ordine perseguitavano senza pietà i capoeiristi allo scopo di estirpare la pratica, ma senza successo, anche perché un buon esperto di capoeira riusciva a tenere testa a 4 poliziotti armati.
La diffusione
Nel 1937 il presidente Vargas invitò a una dimostrazione Mestre Bimba, il più importante maestro dell’epoca: l’esibizione colpì talmente il presidente che il bando venne abolito. Mestre Bimba codificò le regole della capoeira moderna, introducendo la forma “regionale” (più veloce e acrobatica di quella originaria, l’“angolana”) dando inizio alla diffusione della pratica. Nel 1941 Mestre Pastina, soprannominato “il Filosofo della Capoeira”, aprì una scuola di capoeira angolana seguitissima: per la prima volta si insegnava l’arte con un metodo. Bimba e Pastina definirono le sequenze delle figure della capoeira moderna, ancora oggi osservate dei praticanti.
Il successo fu tale che nel 1974 la tecnica di difesa inventata dagli schiavi africani venne riconosciuta come sport nazionale brasiliano e da allora viene insegnata nelle scuole dell’obbligo, nelle università e nelle accademie militari; è considerata un’arte marziale dall’alto valore educativo, culturale e artistico. Cantanti come Gilberto Gil e Caetano Veloso e scrittori come Joege Amado ne hanno celebrato la grazia.
Dalla fine degli anni Ottanta la danza-lotta brasiliana ha incominciato a diffondersi in tutto il mondo, con l’apertura di scuole e federazioni, fino a diventare un fenomeno di costume. A livello agonistico la capoeira è ancora agli albori: si disputano solamente saltuari incontri tra nazioni a scopo dimostrativo.
La capoeira in Italia
In Italia la capoeira è arrivata verso l’inizio degli anni ‘90, con le esibizioni per le strade delle città di gruppi brasiliani. Grazie all’iniziativa di alcuni maestri brasiliani, nel giro di un decennio sono nate scuole che propongono diverse versioni dell’antica e spettacolare arte marziale.
Regole: Scopo del gioco
La capoeira è un mezzo di difesa e di attacco dalla straordinaria rapidità dei movimenti. Il contatto fisico è assolutamente vietato: lo scopo non è atterrare l’avversario, ma arrivargli vicino per fargli capire che, volendo, lo si potrebbe colpire. Per definizione la capoeira non si combatte né si danza, ma si gioca. Il capoeirista considera l’altro combattente un avversario e un amico allo stesso tempo.
La roda
Un gruppo di capoeiristi si dispone in cerchio (roda) e incomincia a scandire il ritmo di gioco con il canto e con gli strumenti tipici: berimbau (un arco a una corda), pandeiro (piccolo tamburo), atabaque (strumento a percussione), agogo (campana). Due atleti entrano nel cerchio e incominciano ad affrontarsi praticando i movimenti della danza guerriera, dapprima lenti, poi, seguendo il ritmo crescente della musica, sempre più veloci. Salti, calci, acrobazie e movimenti squilibranti proseguono fino alla fine del ritmo, deciso dal maestro, per dare modo ai contendenti di mettere in pratica le figure più spettacolari. Oltre all’elasticità è richiesta la dote dell’autocontrollo, per evitare di centrare involontariamente l’avversario con colpi mortali.
I colpi
La capoeira utilizza un numero piuttosto vasto di colpi. La posizione di base è chiamata ginga (dondolamento), che permette, attraverso movimenti aggraziati e plastici, di distrarre l’avversario. Una figura fondamentale è costituita dall’au (stella), che prevede movimenti disorientanti come la rasteira (una forma di sgambetto) e traumatizzanti come la cabeçada (testata).
La capoeira angolana, la più antica forma dell’arte marziale, si caratterizza per la lentezza dei movimenti e la vicinanza al suolo dei combattenti (angoleiros). Si praticano movimenti spesso appoggiandosi sulle mani e sfiorandosi con le gambe. La capoeira regionale, di più recente codificazione, prevede la posizione eretta dei protagonisti e una serie di figure molto più dinamiche e veloci; include sequenze molto più pericolose e spettacolari dell’angolana. Esiste anche una versione praticata con il coltello.
I soprannomi
Quando in Brasile la capoeira era ancora fuorilegge, per la polizia era molto difficile contrastare gli ex schiavi. Oltre che imbattibili nella lotta, i capoeiristi brasiliani sfuggivano a ogni controllo legale: erano infatti noti solo per i loro soprannomi e nessuno ne conosceva la vera identità. Inoltre avevano due o tre nomignoli diversi, cosa che confondeva ancora di più le forze dell’ordine. Ancora oggi tutti i grandi capoeiristi hanno mantenuto il vezzo del soprannome.
Hanno detto
“La capoeira mi ha insegnato la disciplina, l’intelligenza, l’amicizia e il rispetto per la gente. Tutti i movimenti che ho imparato mi hanno aiutato a comportarmi nella vita. La capoeira è una filosofia di vita.”
Mestre No (Norival Morreira de Oliveira), maestro di capoeira
fonte:enciclopedia omnia2004












